Valutazione clinica pre- o intra-operatoria della riserva funzionale epatica in relazione alla chirurgia resettiva
La valutazione pre-operatoria della funzionalità epatica è fondamentale per tutti i pazienti con indicazione all'intervento chirurgico, soprattutto se si tratta di pazienti affetti da cirrosi epatica. In questi ultimi il rischio di sviluppare complicanze, anche fatali, post-operatorie è elevato. In genere la valutazione della funzionalità epatica viene effettuata seguendo la classificazione di Child-Pugh, che è il metodo a tutt'oggi più diffuso. Tuttavia per lo stesso scopo possono essere utilizzati altri parametri, quali:
È possibile inoltre
una quantizzazione intraoperatoria della capacità funzionale del fegato residuo
mediante la valutazione del flusso proveniente dal fegato che si intende risparmiare
e rapportata con la captazione epatica del verde di indocianina iniettato per
via periferica.
Altri parametri che possono dare indicazione sulla riserva funzionale epatica
comprendono la valutazione neurologica (test psicomotori, EEG, studio di potenziali
evocati, PET o SPECT per lo studio del flusso cerebrale) e lo studio dello stato
immunitario. Nei pazienti epatopatici è utile valutare nel pre-operatorio anche
lo stato di nutrizione, la funzione renale (quest'ultima soprattutto in pazienti
con ittero ostruttivo o con segni di insufficienza epatica) e la pressione del
distretto portale.
Allo scopo di ridurre il rischio operatorio nei pazienti non cirrotici candidati
ad interventi di chirurgia maggiore è risultata utile l'embolizzazione pre-operatoria
del ramo portale destinato al segmento da resecare che da inizio ai processi
di ipertrofia compensatoria del fegato residuo.
Valutazione della funzionalità epatica
Una adeguata valutazione pre-operatoria è essenziale per il trattamento di tutti i pazienti con indicazione ad interventi chirurgici di qualsiasi tipo. I pazienti affetti da epatopatia sono particolarmente a rischio di insufficienza epatica e di altre complicanze, quali emorragia, infezioni e insufficienza renale, in particolare in caso di coesistente cirrosi, e di conseguenza vanno valutati con estrema attenzione (1). Questo anche per le relativamente elevate morbilità e mortalità operatorie, che risultano particolarmente importanti in caso di resezione per epatocarcinoma su cirrosi o di ampie resezioni per metastasi da colon-retto (Tabella 1).
Tabella 1
|
Mortalità
operatoria nella chirurgia epatica
|
|||
|
Carcinoma
epatocellulare
|
Metastasi
di tumore del colon-retto
|
||
| Iwatsuki |
9%
|
Adson |
3%
|
| Fortner |
16%
|
Gozzetti |
2%
|
| Foster |
24%
|
Ekberg |
6%
|
| Adson |
7%
|
Fortner |
7%
|
| Lee |
3%
|
Logan |
5%
|
| Wu |
8%
|
Iwatsuki |
-
|
È pertanto necessario giungere
ad una adeguata valutazione della funzione epatica nel preoperatorio anche se
si tratta di resezioni epatiche parziali; infatti, la cirrosi epatica, pur aumentando
il rischio di mortalità, non costituisce una controindicazione all'intervento
(2-3) ma implica una selezione del paziente, anche su base funzionale,
che solo se estremamente accurata garantisce una riduzione a limiti accettabili
di morbilità e mortalità.
La capacità funzionale del fegato viene in genere valutata mediante la classificazione
dei pazienti secondo Child-Turcotte modificata da Pugh et al. (4). Questo
approccio, di utilizzo immediato, dato che si basa sulla valutazione di parametri
clinici e biochimici routinari, è sicuramente il più generalmente diffuso e
forse, come vedremo, tuttora uno dei più validi. Nella ricerca di parametri
ancor più affidabili, è stata introdotta la valutazione di diversi altri parametri,
quali la capacità di trasformazione epatica di xenobiotici o la capacità proteosintetica,
che abbiamo riassunto in Tabella 2.
Tabella 2
|
Clearance
di xenobiotci
|
| Clearance antipirina |
| Clearance aminopirina |
| Clearance galattosio |
| Clearance verde indocianina |
| Clearance caffeina |
| Metabolismo lidocaina |
Capacità di biotrasformazione: clearance di xenobiotici
Il concetto di clearance (CL) è usato in epatologia per valutare l'efficienza del fegato nel metabolismo degli xenobiotici. La biotrasformazione dipende principalmente dal sistema delle ossidasi che può essere testato con l'antipirina, l'aminopirina, la caffeina e con molti altri test, utilizzati con alterne fortune nel corso degli anni.
Capacità di proteosintesi
La precisa valutazione della
capacità epatica di sintesi proteica è un problema clinico di difficile soluzione.
A questo scopo attualmete vengono dosati i livelli plasmatici di albumina, di
prealbumina, di prealbumina legante tiroxina, colinesterasi e fattori della
coagulazione vit.K dipendenti, anche se questi parametri non riflettono in maniera
assoluta la capacità di sintesi poiché dipendono da variabili come l'emivita
biologica delle sostanze, la biodisponibilità dei loro precursori, l'entità
dei fenomeni catabolici, lo stato nutrizionale e la capacità di assorbimento
intestinale. La valutazione della sintesi proteica risulta utile anche nel postoperatorio
come indice di rigenerazione epatica, a questo scopo il PT e il fattore VII
sono risultati nella nostra esperienza i test di sintesi più attendibili (13),
dimostrando un brusco calo nel post-operatorio precoce, ed un aumento marcato,
in particolare per quanto riguarda il fattore VII al momento della ripresa funzionale
del fegato.
Le alterazioni della coagulazione sono un evento frequente nei pazienti sottoposti
a chirurgia epatobiliare e questo si basa su diversi meccanismi fisiopatologici:
La valutazione preoperatoria dell'assetto coagulativo comprende : la massa totale piastrinica circolante, PT e PTT. Il tempo di emorragia può essere utile nelle condizioni in cui ci sono alterazioni qualitative e quantitative delle piastrine come quelle che si riscontrano in corso di uremia o per uso recente di salicilati. Nella valutazione del rischio operatorio si rende necessario lo screening dell'assetto coagulativo e il considerare se l'eventuale deficit potrà assumere un carattere di reversibilità o meno nel postoperatorio.
Valutazione funzionale intraoperatoria
Sono stati messe a punto
delle tecniche di valutazione intraoperatoria della riserva funzionale epatica.
Fra le indagini più sofisticate ricordiamo la quantizzazione del fegato residuo
proposta da Tsuzuki et al. (14). Gli Autori posizionano due cateteri
nella vena epatica che drena il sangue dalla porzione di fegato che si prevede
di risparmiare; attraverso un catetere si inietta quindi soluzione fisiologica
fredda e attraverso l'altro si rileva la temperatura risultante dalla diluizione
con il sangue e si calcola, da questa, il flusso ematico proveniente dal fegato
residuo. Successivamente viene iniettato in una vena periferica il verde indocianina
e dalla captazione generale e distrettuale si calcola la quota epatica funzionle
residua.
Sakai et al. (15) hanno dosato l'attività citocromo c ossidasi su frustoli
di tessuto ottenuti da agobiopsia: l'attività enzimatica aumenta nelle epatopatie
croniche e risulta inversamente proporzionale alla capacità rigenerativa dopo
resezione. Livelli normali di enzima comportano una buona rigenerazione anche
da parte di fegati cirrotici.
Funzione neurologica
Un problema importante nella
valutazione delle riserve di funzionalità epatica nei pazienti epatopatici è
la possibilità un'encefalopatia (HE) nel postoperatorio. L'incidenza di comparsa
di HE è correlata alla quantità di massa epatica funzionante e alla presenza
di shunts portosistemici. I test psicomotori psicomotori, le analisi elettroencefalografiche
e lo studio dei potenziali evocati (16) possono fornire informazioni
in questo senso.
Sono stati recentemente proposti, anche dal nostro gruppo, metodi radiologici
di valutazione del flusso cerebrale, quali la SPECT e la PET, che consentono
una valutazione delle funzioni metaboliche e dei flussi a livello delle vare
cerebrali, che possono essere alterati anche in pazienti che presentano modesti
o nessun segno clinico di encefalopatia.
Stato immunitario
La cirrosi, la malattia neoplastica, il deperimento organico o lo stress operatorio possono essere responsabili di un deficit del sistema immunitario tale da compromettere quelle risposte immediate ed aspecifiche che danno l'avvio ai processi di guarigione delle ferite e svolgono un ruolo di prevenzione nei confronti delle infezioni. Poiché l'incidenza di complicanze infettive è piuttosto elevata nei pazienti epatopatici (17), è utile la valutazione preoperatoria dello stato immunologico del paziente. Tale valutazione comprende: formula leucocitaria, sottopopolazioni, concentrazione di immunoglobuline, livelli di complemento, produzione di linfochine, tests cutanei di ipersensibilità ritardata. Non vi è tuttavia oggi ancora nessuna evidenza del sicuro valore predittivo di questi tests nei confronti dell'incidenza e della gravità dei fenomeni settici postoperatori.
Stato nutrizionale
I pazienti candidati alla chirurgia epatica risultano a rischio in relazione anche al proprio stato di malnutrizione oltre che per la disfunzione epatica . Per la diagnosi di malnutrizione sono importanti valutazioni come il peso corporeo, l'altezza, la plicometria cutanea. Parametri più sofisticati sono la valutazione dell'azoto corporeo totale, del bilancio azotato e del potassio corporeo totale come indici di massa cellulare (18). Anche l'impedenziometria garantisce una adeguata valutazione della massa grassa e della massa magra del paziente.
Funzione renale
Due sono gli aspetti della
funzionalità epatica e renale rilevanti per pazienti candidati alla chirurgia:
l'ittero ostruttivo e l'insufficienza renale e l'insufficienza epatica e l'insufficienza
renale.
Nei pazienti che presentano un ittero di tipo ostruttivo sono vari i meccanismi
fisiopatoloici implicati nello sviluppo dell'insufficienza renale: vasocostrizione
renale, ostruzione tubulare, filtrazione glomerulare alterata, retrodiffusione
di filtrato attraverso cellule tubulari danneggiate da nefrotossine endogene
(bilirubina, acidi biliari) (1). Non è stato definito un parametro abbastanza
specifico da individuare i pazienti veramente a rischio ma sicuramente importanti
sono i livelli di bilirubina e di albumina.
L'insufficienza renale è inoltre frequente nei pazienti con cirrosi. I pazienti
più a rischio risultano essere quelli affetti da cirrosi con ipertensione portale,
ittero e ipoalbuminemia. Una precoce valutazione del bilancio sodico può essere
di aiuto nella valutazione dei rischi legati alla chirurgia maggiore.
Ipertensione portale
È ormai accertato che l'ipertensione portale rappresenta un importante fattore di rischio, soprattutto per le possibili complicanze emorragiche, per i pazienti cirrotici candidati ad intervento chirurgico. Oggi si ritiene opportuna una valutazione endoscopica ed ecografica preoperatoria al fine di individuare i pazienti portatori di varici esofagee F2-F3 per i quali è controindicato l'intervento chirurgico o per valutare la possibilità di effettuare la scleroterapia preoperatoria (19).
Bibliografia
Faq Links Reviews News E-mail Casi clinici Immagini