Oncogeni
L'ultimo
capitolo della ricerca sull'HCC si è aperto con l'inizio della ricerca nell'ambito
degli oncogeni, e cioè di quei geni che, venendo alterati o espressi in maniera
patologica condizione l'evoluzione tumorale della cellula, e dei geni oncosoppressori,
e cioè dei geni che, mutati o soppressi fanno perdere alla cellula il normale
controllo della proliferazione, come potenziali marcatori di rischio neoplastico
nella cirrosi. Dati certi sull'utilità di questo tipo di marcatori, quali
una serie di oncogeni o geni oncosoppressori come p53, il bcl-2, il K-ras,
c-myc, C-erbB-2, Insulin-like growth factor II, la beta-catenina, associata
a perdita di eterozigosi, ed altri non sono sinora emersi, anche se esistono
in letteratura evidenze che suggeriscono una loro potenziale utilità, basata
sul coinvolgimento di questi oncogeni o fattori di crescita nei meccanismi
di carcinogenesi epatica, in particolare quando virus-indotti (1-8).
In ogni caso il loro utilizzo è ancora ben distante dall'applicazione clinica.
Sempre nell'ambito dei marcatori biologici di rischio, dati preliminari da
noi recentemente prodotti sembrano suggerire che l'accumulo di danno genomico
ossidativo, misurato valutando il danno indotto sul DNA da radicali liberi
tramite la determinazione dell'8-OH-dOG (8-idrossi deossiguanosina), possa
indicare un aumentato rischio di evoluzione neoplastica in pazienti con epatopatia
cronica HCV-correlata, indicando anche il danno da radicali liberi come potenziale
meccanismo di carcinogenesi epatica (9).
L'utilizzo di questi marcatori biologici di rischio potrebbe tra le altre
cose consentire un approccio alla prevenzione
primaria dell'epatocarcinoma su cirrosi.
Bibliografia
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