Diagnosi precoce ed aumento della sopravvivenza come effetto dello screening del carcinoma epatocellulare in cirrosi
M. Rinaldi, A. Vian, F. Foschia, S. Gianni, R. Naccarato, F. Farinati. Cattedra di Malattie dell'Apparato Digerente; Università di Padova.
L'epatocarcinoma (HCC) è una neoplasia
la cui incidenza è in continuo, progressivo aumento, in ogni parte del mondo
(1-4). Si tratta tuttavia di una neoplasia che colpisce con particolare
frequenza i pazienti cirrotici. Infatti l'associazione fra HCC e cirrosi epatica
è presente in percentuale variabile fra l'80% ed il 95% dei casi, a seconda
che si tratti di pazienti chirurgici, fra i quali vengono generalmente inclusi
una larga quota di soggetti non cirrotici (fino al 20%), o di pazienti appartenenti
a casistiche mediche (nel qual caso l'associazione HCC-cirrosi arriva al 95%)
(5). Il rischio dell'evoluzione neoplastica della cirrosi è compreso
fra il 2% ed il 5% all'anno a seconda dell'eziologia dell'epatopatia (6-8).
Esistendo quindi una ben definita popolazione a rischio, ed essendo oggi disponibili
metodiche (quali determinazione di alfafetoproteina sierica ed esecuzione di
ecografia epatica) relativamente sensibili e specifiche, non invasive e poco
costose, e quindi ben tollerate dai pazienti, l'HCC dovrebbe essere una neoplasia
ideale per programmi di screening. In letteratura, a tutt'oggi, non c'è accordo
sull'efficacia dello screening nel migliorare la prognosi dei pazienti con HCC.
Esistono infatti studi (9-14), che dimostrano come, in pazienti cirrotici
in cui la diagnosi di HCC è il risultato di procedure di screening, sia maggiore
la possibilità di una diagnosi più precoce dell' epatocarcinoma, in fase ancora
monofocale: questo permette un approccio terapeutico radicale (resezione) ed
una sopravvivenza significativamente più lunga. D'altro canto, altri Autori
(15-19) sostengono che la percentuale di pazienti potenzialmente suscettibili
di trattamento radicale, non è in realtà influenzata dall' avvenuto o meno screening
precedente. Questo soprattutto in relazione alla bassa sensibilità dell'ecografia
epatica (US) (20) e di altre procedure diagnostiche (TAC, RMN) in confronto
alle lesioni satelliti, per cui spesso il riscontro di un nodulo singolo è una
sottostima della reale situazione del paziente, come dimostrato nei pazienti
sottoposti a trapiantato di fegato (21). Inoltre la prognosi, nei pazienti con
HCC è a volte più legata allo stadio della cirrosi sottostante che non allo
stadio della neoplasia, per cui le possibilità terapeutiche vengono notevolmente
ristrette.
Al fine di valutare tale problema, abbiamo confrontato lo stadio di malattia
alla diagnosi, l'approccio terapeutico e la sopravvivenza in una popolazione
di 163 pazienti con HCC su cirrosi, giunti alla nostra osservazione dal gennaio
1989 al dicembre 1996, da noi suddivisi, in modo prospettico, in due gruppi.
Il primo di questi (SCREEN) era formato da 81 pazienti cirrotici (età media
61 anni, range 44-81, M/F: 4/1), seguiti ambulatorialmente, in cui la diagnosi
di HCC era stata raggiunta dopo determinazioni periodiche semestrali del pattern
ecografico epatico e dei livelli sierici di alfafetoproteina (AFP). Il seondo
gruppo (CHANCE) comprendeva 82 pazienti (età media 63 anni, range 45-79, M/F:4/1)
non routinariamente seguiti, in cui si era giunti alla diagnosi di HCC "per
caso" durante ospedalizzazione dovuta o allo sviluppo di sintomi legati alla
cirrosi, quali dolore, calo ponderale, emorragia digestiva, ascite, ittero (in
41 soggetti), o per una occasionale ristadiazione della malattia di base (in
20 pazienti), o anche con diagnosi effettuata in altri ospedali, dove i pazienti
(17 casi) erano stati ricoverati per insorgenza di sintomi, o infine (in 4 soggetti)
per intervento chirurgico per problemi non correlati con l'epatopatia.
L'eziologia dell'epatopatia è risultata essere virale (HBsAg positività testata
con metodo ELISA, o anti-HCV positività valutata con test ELISA e confermata
mediante RIBA) in 61 pazienti (75,4%) del gruppo SCREEN e in 42 pazienti (51,2%)
del gruppo CHANCE. L'eziologia alcolica (assunzione di alcol in quantità superiore
a 60 g/die per i maschi e a 40 g /die per le femmine) era presente in 10 pazienti
(12,3%) nel primo gruppo e in 28 pazienti (34,1%) nel secondo. Nei restanti
10 pazienti e 12 pazienti (12,3% e 14,7%) rispettivamente per i due gruppi,
l'eziologia dell'epatopatia è risultata essere mista (alcol + virus) (alcol
vs non-alcol: p=0,001).
In ciascun paziente la diagnosi di neoplasia è stata confermata istologicamente,
attraverso esecuzione di biopsia epatica ecoguidata (con ago sottile Chiba o
Spinal 22 gauge o con ago Menghini modificato, 20-22 gauge). Per valutare lo
stadio dell'epatopatia sono stati esaminati lo stadio di Child-Pugh (22),
lo stadio di Okuda (23), e lo stadio TNM (24). Inoltre abbiamo
valutato il livello di AFP alla diagnosi, il numero dei noduli (1, 2, >2, diffuso)
nonché, in caso di nodulo singolo, il diametro dello stesso, sulla base del
dato ecografico. Infine abbiamo considerato il tipo di terapia effettuato dai
pazienti, indicandolo con il seguente score: 0=OLTx; 1=Resezione; 2=Alcolizzazione;
3=Chemioembolizzazione; 4=Palliazione; e la sopravvivenza. I test statistici
utilizzati per l'analisi dei risultati ottenuti sono stati: t-test di Student,
Kruskall-Wallis, Mann-Whitney U-test e Mantel-Haenszel per la sopravvivenza.
Screening e stadio di malattia
Per quanto riguarda lo stadio della
malattia, al momento della diagnosi, abbiamo osservato che la distribuzione
in classi di Child-Pugh, nei due gruppi di pazienti era la seguente:
classe A: 58 pazienti (72%) e 56 (68%);
classe B: 19 pazienti (23%) e 22 (27 %);
classe C: 4 pazienti (5%) e 4 (5%), rispettivamente per il gruppo SCREEN ed
il gruppo CHANCE. La differenza nella distribuzione non è risultata statisticamente
significativa. La valutazione dello stadio di neoplasia secondo classi di Okuda
(Tab. 1) ha permesso di dividere i pazienti SCREEN come segue: 61 pazienti (75,3%)
in classe I, 19 pazienti (23,5%) in classe II e solo 1 paziente (1.2%) in classe
III. Per il gruppo CHANCE, invece la distribuzione è stata: 44 pazienti (53,6%)
in I stadio, 35 pazienti (42,7%) in II stadio e 3 pazienti (3,7%) in III stadio,
dimostrando come nel gruppo CHANCE la percentuale di soggetti con neoplasia
in fase avanzata (Okuda II e III) fosse significativamente più elevata che nel
gruppo SCREEN (p=0,02). Questi risultati sono stati sostanzialmente confermati
dalla determinazione dello stadio TNM. Anche in questo caso, infatti, nel gruppo
CHANCE si sono avuti 4 pazienti (4,9%) in T1; 29 pazienti (35,4%) in T2; 17
pazienti (20,7%) in T3; e ben 32 pazienti (39%) in T4. Nel gruppo SCREEN invece,
la distribuzione è stata: 15 pazienti (18,5%) in T1; 40 pazienti (49,5%) in
T2; 13 pazienti (16%) in T3 e ancora 13 pazienti (16%) in T4; (Tab. 1).
|
SCREEN
|
CHANCE
|
p
|
|
| OKUDA I |
61
|
44
|
0,02
|
| II |
19
|
35
|
-
|
| III |
1
|
3
|
-
|
| TNM I |
15
|
4
|
0,00005
|
| II |
40
|
29
|
-
|
| III |
13
|
17
|
-
|
| IV |
13
|
32
|
-
|
| AFP ± DS |
208,7 ±
622,86
|
1587,6
± 4123,95
|
0,003
|
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